About Nicola

I am a 34-year-old Italian photographer. I live in Sicily. I have a degree in medicine and a specialization in child and adolescent neuropsychiatry. At the same time as studying medicine, I studied theatre and took part in several experimental theatre performances where the main purpose was to strive towards a truth of form and emotion, rejecting any type of formal cliché. For some years, I have deepened the photographic art through a self-taught path and, subsequently, through an individual path with a professional photographer, who has allowed me to refine the technique but, above all, to understand the historical and cultural roots of the photographic image. Today, photography is for me a tool for understanding the “things” of the world and a pretext for restoring meaning to the apparent chaos of everyday life. My research tends to conquer the unveiling of the “true” through an image that requires the presence of a slow gaze, far from the noise of the stereotype of the figure, but close to the silence of “peripheral things”.

Sono un fotografo italiano di 34 anni. Vivo in Sicilia. Ho conseguito una laurea in medicina ed una specializzazione in Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza. Parallelamente agli studi medici ho studiato teatro e preso parte a diverse esibizioni di teatro sperimentale dove il primum movens della ricerca è stato tendere verso una verità della forma e dell’emozione rifiutando ogni tipo di cliché formale. Da alcuni anni ho approfondito l’arte fotografica attraverso un percorso da autodidatta e, successivamente, attraverso un percorso individuale con un fotografo professionista che mi ha permesso di affinare la tecnica ma, soprattutto, di comprendere le radici storiche e culturali dell’immagine fotografica. Oggi, la fotografia è per me uno strumento di comprensione delle “cose” del mondo ed un pretesto per restituire un senso all’apparente caos del quotidiano. La mia ricerca tende alla conquista dello svelamento del “vero” attraverso un ‘immagine che richiede la presenza di uno sguardo lento, lontano dal chiasso dello stereotipo della figura, ma vicino al silenzio delle “cose ​​periferiche”.

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